«La questione è molto più complessa». Basterebbero queste poche parole pronunciate dal premier Mario Draghi durante il vertice con gli altri leader europei ad Oporto per chiudere la questione brevetti. E quindi il pezzo di commento di questa settimana finisce qui? Ovviamente no. Non tutti possono aver seguito la vicenda e, cosa più importante, non tutti possono essere d’accordo o meno con il presidente Biden in merito alla questione brevetti. Ma facciamo un passo indietro.

Per capire, il nuovo presidente degli Stati Uniti, che in questi mesi sta vaccinando a ritmi incredibili al punto che a inizio luglio il 70% della popolazione dovrebbe aver ricevuto la propria dose, ha proposto nei giorni scorsi l’idea di liberalizzare i brevetti dei vaccini. In questo modo si potrebbe velocizzare la produzione e dunque la distribuzione e la somministrazione di questi ultimi, per far in modo che il mondo intero possa combattere in maniera eguale il Covid-19.

Eppure, aggiungiamo noi, il vero problema non sono i brevetti. Non è di questi che gli altri paesi hanno bisogno. Questo perché non è la semplice “ricetta” a poter permettere la produzione, quanto piuttosto gli ingredienti necessari a realizzare la dose. Dare libero sfogo alla produzione rischia di generare confusione e di costringere i vari paesi a trovare soluzioni alternative per produrre vaccini a ogni costo, facendo così pagare lo scotto ai cittadini che sono costretti a rimanere spettatori di questa vicenda.

Come ha infatti sottolineato anche Mario Draghi, quella che è la proposta di Biden altro non sarebbe che una mossa di diplomatica contro quelle potenze straniere, Cina e Russia, che anche sulla questione vaccini trovano un fertile terreno di scontro. Non è un caso il governo Putin abbia promesso 750 milioni di dosi e ne abbia consegnate solo sei, come la Cina che ne ha garantite 600 milioni consegnandone 40. Parlare di liberalizzare i brevetti il risultato finale sarebbe ovviamente favorevole solo agli USA.

L’Europa ne ha discusso, giustamente, e noi siamo d’accordo in questa sede con le parole pronunciate dal premier Draghi sulla questione. «Bisognerebbe fare cose più semplici tipo la rimozione del blocco alle esportazioni che oggi gli Stati Uniti per primi e il Regno Unito continuano a mantenere. È dato di oggi che l’Europa esporta tanto quanto ha dato ai propri suoi cittadini: il 50% della produzione dell’Unione è andata al Canada o a Paesi che bloccano le esportazioni». Come detto all’inizio, bastava riportare le sue parole per chiudere la questione relativa ai brevetti e continuare a guardare al futuro.

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