No, tranquilli non è un titolo messo lì a mo’ di slogan. L’Italia continua a lavorare per ottenere gli ingenti fondi del Next Generation EU e per farlo non basta inviare il piano. O quantomeno quello è indispensabile ma da Bruxelles vogliono anche altri tipi di garanzie. Alcune di queste possono essere blindate dalla semplice presenza di Draghi a Palazzo Chigi. Altre invece devono essere viste e approvate dal Parlamento.

Si parla ovviamente del primo passo ad altre e più numerose riforme. Sarà la giustizia ad aprire il famoso cantiere infatti, che dovrà vedere entro la fine dell’anno le leggi relative al processo penale, al processo civile e al Consiglio Superiore della Magistratura. Non una passeggiata di saluta, tanto più se si pensa che i partiti su questo tema tornano a essere ben lontani. Sembra quasi di rivedere maggioranza e opposizione spaccarsi, quasi non ci fosse un governo istituzionale d’emergenza.

Argomento delicato dunque, che vede sempre i vari esponenti politici dividersi e darsi battaglia. Anche perché, come scriveva nella giornata di ieri Mauro Calise su Il Mattino, ormai i partiti hanno dovuto abbandonare il centro della scena a favore del governo, neanche a dirlo, e dei governatori. Sono questi i due protagonisti dei prossimi mesi, almeno fino all’inizio delle amministrative, visto che i temi sul tavolo saranno solo vaccini, riaperture e i fondi del Recovery Plan.

Ma questi, come si diceva all’inizio non arriveranno mai se prima il governo non sbroglia la matassa relativa ai processi. Lo sa bene il Ministro Cartabia che infatti non vuole perdere tempo e ha creato tre commissioni di giuristi, che hanno avuto l’arduo compito di redimere gli emendamenti per i testi che erano stati presentati dall’ex Ministro Bonafede. Ecco un altro buon motivo per scontrarsi tra vecchia e nuova maggioranza. Quel ritorno al passato che a molti non piace e che vorrebbero cancellare del tutto.

Ma il tempo è tiranno. L’Italia infatti ha tempo fino alla prossima legge di bilancio, fine dell’anno per intenderci, per riuscire a mettersi in paro con le richieste dell’Unione europea. Queste prevedono una diminuzione di almeno il 40% sui tempi dei giudizi civili e di una riduzione del 25% su quelli penali. Stando al calendario delle Camere già stilato al momento le tappe fondamentali prevedono la discussione alla Camera della legge relativa al processo penale. La riforma del processo civile invece è ferma in commissione al Senato, mentre la discussione più ostica, quella sul CSM, è attualmente in attesa alla Camera.

Sarà ancora lunga dunque, ma come ha ricordato anche la Cartabia: «Abbiamo scadenze imposte dal Recovery che non possiamo tradire. Il senso di responsabilità deve guidare ognuno di noi nella gestione parlamentare». La speranza è che il buonsenso prevalga e le scadenze vengano rispettate. Serve giustizia.

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