Ci sono due volti, ben distinti tra loro, che rappresentano al meglio la situazione politica in atto in queste giornate in Italia. Da un lato c’è chi è a lavoro per garantire un futuro al Paese, per far sì che il testo del Recovery Plan venga attuato e che da Bruxelles partano gli ingenti fondi. Dall’altro lato invece ci sono i partiti che sono tagliati sostanzialmente fuori da ogni discorso, se vogliamo escludere la questione delle aperture o le trappole della Lega verso il PD sui migranti.

Non sono tanto questi temi che contano adesso, visto che l’avvicinamento alle prossime elezioni amministrative continua e ogni partito vuole farsi trovare pronto. In ballo non ci sono solo nomi e candidati per questa o quella città, c’è un progetto di più ampio respiro in vista della tornate del 2023 dove verrà deciso il post Draghi e congiuntamente quale sarà la strada che l’Italia sceglierà di prendere per il futuro.

Eventi non da poco che richiedono la massima attenzione e la miglior strategia possibile. È questo il motivo per cui si dibatte tanto della possibile scelta di introdurre nel nostro Paese il principio del first past the post system. Non certo una follia se si considerano gli schieramenti politici come due grandi blocchi, centrodestra e centrosinistra come era un tempo. Enrico Letta ha spinto fin dal suo arrivo per l’adozione del maggioritario, provando magari a tirare verso di sé i numeri di Forza Italia. Ma c’è un problema, lo schema non può funzionare se in questi ragionamenti non è presente il M5s.

I grillini però, che sono alle prese con uno tsunami interno che rischia di spaccare il partito, non sembra voler al momento pensarla come i democratici. Se infatti per il PD l’alleanza a sinistra c’è e si sta facendo di tutto per non pestarsi i piedi a vicenda, la stessa cosa non può dirsi dei pentastellati. A Torino infatti la sindaca uscente Chiara Appendino ha dichiarato che si sente di «escludere al 100% è che M5s appoggi il Pd al ballottaggio, i matrimoni combinati non funzionano, o si costruisce un progetto politico prima, in cui tutti credono, che crea coinvolgimento, oppure non funzionano certamente in dieci giorni tra primo e secondo turno».

Non certo parole incoraggianti o che possono far piacere dalle parti del Nazareno, che secondo alcune indiscrezioni non avrebbe digerito neanche la questione delle candidatura a Roma. Ormai è cosa nota, Roberto Gualtieri correrà alle primarie del PD e, salvo sorprese dell’ultimo minuto, sarà lui lo sfidante della Raggi. Solo che il nome per la Capitale era un altro e avrebbe avuto vita facile in caso di candidatura. Parliamo ovviamente di Nicola Zingaretti, che alla fine avrebbe scelto di rimanere al proprio posto in Regione su velata richiesta del Movimento. Non si voleva insomma fare la guerra e così per un bene superiore si è scelto di tirarsi indietro.

Non certo un gran modo per costruire un alleanza in vista delle elezioni che contano. Ma mentre su Roma si delineano i nomi del centrosinistra, ancora non è chiaro chi sarà il candidato sindaco di centrodestra. Bertolaso si è ufficialmente tirato fuori, mentre Calenda resta in attesa e sottolinea come non sia possibile costruire un’alleanza con il M5s se questo è il trattamento che viene riservato. Chissà se sia una semplice accusa o un ammiccamento a determinate forze politiche. L’unica cosa certa al momento è capire dove Conte e Letta sceglieranno di portare questa alleanza. Juan Varo Zafra scriveva che l’amicizia è arte; l’alleanza scienza, l’inimicizia capriccio. Chissà quale delle tre avrà la meglio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...