Nella cornice di una delle gallerie che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea nella Roma del secondo ‘900, Gianni Dessì trova il modo di continuare una narrazione dal sapore ormai maturo. Le ricerche artistiche che il pittore porta avanti da anni, fin dai fulgidi anni della nuova scuola romana, raccolta intorno al mitologico Pastificio Cerere di San Lorenzo, si rimarcano in un’esposizione polverosa, dal fascino nostalgico.

Nelle opere esposte nella personale organizzata alla Nuova Pesa, Dessì rimarca quella volontà di instillare nello spettatore il dubbio che l’oggetto immaginato non venga mai alla luce prima dell’azione del pittore ma che invece si plasmi solo nell’incontro tra la mano, ciò che essa muove e la superficie su cui questo si scontra. L’assenza di progettualità e la forza dell’istinto sono le costanti che da sempre si rintracciano nei lavori dell’artista romano che, nonostante il trascorrere degli anni, non arresta la sua creatività.

Dessì continua a soddisfare l’esigenza di produrre che, come lui stesso afferma, non smette di dare uno scopo alla sua esistenza. L’abitudine di recarsi nel proprio studio e continuare ad osservare quella magica fenomenologia, secondo cui su qualsiasi superficie tutto è possibile. La pittura stessa diventa panoramica di un infinito ventaglio di potenziali scenari, diventa ciò di cui non si può fare a meno.

La pittura ha sempre rappresentato il medium ideale per Gianni Dessì. La forza del colore che incontra la materia ha sempre costituito il cardine della sua attività artistica. L’evoluzione e il progresso del suo percorso però lo hanno condotto in uno stadio in cui non solo la tela è stata protagonista delle sue operazioni: l’artista è intervenuto prepotentemente su materiali differenti e lo dimostrano alcune delle opere in esposizione nella galleria nata nel 1959 per iniziativa dell’illuminato imprenditore Alvaro Marchini.

Le superfici vengono ritoccate continuamente e da questa lunga serie di interventi si rivela una frattura della bidimensionalità. Le forme e le figure fuoriescono dalla superficie, cercano una dimensione corporea che si autodetermina nel tempo in cui il pittore si strugge di fronte al proprio operato. L’immaginazione dell’artista invita quella dello spettatore ad immergersi in questo luogo del pensiero dove colori e forme più o meno innaturali convivono e vogliono essere guardati. I lavori raccolti nell’esposizione “Per voce sola” sono risalenti all’ultimo decennio e in gran parte datati all’anno corrente.

La serie di opere che la Nuova Pesa ha organizzato nel percorso della galleria testimonia però un evidente ritorno al passato. L’artista guarda in maniera evidente a ciò che le prime personali romane ponevano di fronte agli avventori, già nei primi anni ’80 del secolo scorso. La mostra ripercorre un sentiero che non lascia trasparire una tagliente volontà d’innovazione.

Gianni Dessì rappresenta una delle più importanti icone del panorama romano e nazionale. Il suo talento creativo lo ha portato a raggiungere il giusto mezzo tra quella gravitas manifestata nelle sculture e la fluida leggerezza rintracciabile invece nelle opere pittoriche. 

La sensazione che lascia nello spettatore camminare nelle sale della Nuova Pesa è quella di una eco, un riverbero di quella brillante e fiammeggiante scena artistica romana che viene raccontata e non trova però la sua consistenza nel contesto odierno e si rintana in una produzione adagiata sulla riconoscenza del tempo trascorso.

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