Una vittoria pirrica quella che Matteo Salvini ottiene nella giornata di ieri, ma che per alcuni giorni dovrebbe farlo risalire nei sondaggi. Il governo infatti dopo essersi consultato con la cabina di regia, ha scelto di far slittare il coprifuoco alle ore 23. A partire dal 7 giugno dovrebbe scalare ancora fino alle 24, mentre dal 21 giugno, se la situazione dovesse restare tale o migliorare, dovrebbe sparire del tutto. Un parziale ritorno alla normalità per un Paese ormai stremato dall’emergenza.

Ovviamente Pirro in questo caso subentra per il fatto che nonostante la lunga battaglia del leader del Carroccio, il merito cadrà tutto dalla parte di Mario Draghi. Il premier infatti non è cascato nella trappola dei partiti litigiosi, facendosi da parte e richiamando tutti all’ordine. Se infatti Lega e PD si dividevano i meriti delle riaperture, ancora prima che fossero un tema sul banco del Consiglio dei Ministri. Draghi aveva chiesto pazienza, in attesa che i dati girassero a favore di tale decisione che alla fine è arrivata.

Ma ci sono altri motivi per cui Salvini non può esultare per lo spostamento del coprifuoco. Il leghista infatti deve continuamente difendersi da tutti coloro che in questo momento stanno provando a spodestarlo dal suo ruolo all’interno della maggioranza. Vedi Enrico Letta che non perde occasione per tirargli qualche stoccata e per ipotizzare una maggioranza senza di lui. Cosa impossibile ovviamente, visto che il Capitano è saldamente avvinghiato al premier e dichiara per lui vera stima, come per il suo esecutivo. Certo ci sono eccezioni, tipo quando loda il Ministro Cartabia per le riforme salvo poi preparare un alleanza con i Radicali per otto Referendum sulla giustizia.

Ma Salvini deve guardarsi anche dai suoi alleati, che in questo caso però rappresentano l’opposizione. Sì perché Giorgia Meloni, in costante ascesa nei sondaggi ormai, ha dichiarato apertamente di essere pronta per subentrare alle prossime elezioni a Palazzo Chigi. Parole che fanno ragionare il leader leghista, che di tutta riposta parla apertamente di un sostegno all’eventuale candidatura di Draghi come successore di Mattarella. Il passaggio è semplice, se nel 2022 sarà l’attuale Premier a salire al Colle non resterà che andare a votare. In quel caso allora la vittoria, stando agli attuali numeri, non potrà che essere del centrodestra e lui dovrebbe essere il leader del primo partito.

Gioco, partita, incontro. Ma troppo semplicistico come ragionamento. In primo luogo perché Mario Draghi risulta essere una garanzia solo se occupa le stanze di Palazzo Chigi per Bruxelles. Per questo motivo sono in molti a sostenere che sarebbe molto più probabile un prolungamento dello stesso Mattarella per un altro anno e una doppia tornata elettorale nel 2023. C’è poi un secondo elemento, molto più importante. Con l’ultimo Referendum si è votato a favore del taglio dei parlamentari. Questo implica che gran parte degli attuale politici italiani non riuscirà ad entrare alla Camera o al Senato. Sarebbe possibile chiedere a questi di terminare la propria carriera con un anno di anticipo? Molto difficile a mio parere. Per questo motivo adesso Salvini rischia di restare fermo. Davanti ha un bivio e dovrà presto decidere quale dovrà essere la migliore decisione per il suo futuro se non vuole rimanere indietro rispetto agli altri leader.

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