«Tra otto mesi il mio mandato di Presidente termina. Io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi». Così Sergio Mattarella prova ancora una volta ad allontanare la possibilità, anche se per il momento si tratta solo di una suggestione, che si verifichi una sua rielezione al Quirinale. Il Presidente della Repubblica, che cesserà il suo incarico ad inizio 2022, da mesi continua ad allontanare ogni possibilità che ciò accada, ma nonostante ad agosto inizi il semestre bianco la decisione è ancora troppo lontana per poter ragionare davvero.

C’è molto da fare e il Recovery Plan dovrà guidare questo Paese fino al 2026 provando a non incappare in nessuno stop, pena l’arresto dei fondi da parte di Bruxelles. Per questo motivo Mattarella se da una parte è costretto a ricordare a tutti che, nonostante non sia specificato in Costituzione, è prassi che il mandato del Presidente della Repubblica sia singolo, dall’altro lato deve tenere alta la guardia e ricordare ancora una volta a tutti i partiti di non lasciare spazio a personalismi e sfide accessorie in questa fase.

«Aiutarsi vicendevolmente è molto importante, vale ovunque, vale in un grande Paese come l’Italia. Se ci si aiuta vicendevolmente si vive meglio, si sta meglio. Vivere insieme significa che ognuno ha bisogno degli altri e quindi aiutarsi rende migliore la vita di tutti quanti. Probabilmente questa è la cosa più importante. Stiamo passando attraverso un’esperienza molto grave, quella della pandemia che ci costringe ad avere le mascherine. In questo anno abbiamo imparato ancora una volta che dipendiamo gli uni dagli altri» sono non a caso le sue parole.

Ma delle parole pronunciate agli alunni di una scuola primaria di Roma, l’unica cosa che resta è questo suo voler ricordare a tutti che c’è bisogno di un’alternativa. Il problema è che in questo momento tutti i nomi che vengono tirati in ballo non sarebbero l’ideale. Spieghiamoci. Il primo nome è ovviamente quello di Mattarella stesso, che potrebbe essere riconfermato per un solo anno e attendere la fine della legislatura nel 2023 e dare modo così di completare tutte le riforme necessarie al Recovery Plan.

Il secondo nome è quello di Mario Draghi, che se non fosse entrato a Palazzo Chigi sarebbe stato il vincitore assoluto della tornata del 2022. Il premier però è necessario nei panni che riveste, soprattutto per dare a Bruxelles una garanzia sul fatto che l’Italia con i fondi del Next Generation EU non farà errori. C’è poi il nome di Marta Cartabia, attuale Ministro della Giustizia, che potrebbe essere la prima donna a salire al Colle. Ma anche per lei il discorso delle riforme e delle garanzie da dare al Recovery Plan rischia di non permettergli di essere presa davvero in considerazione.

Insomma, vista in questa ottica e salvo nomi dell’ultimo minuto, che sia chiaro ci saranno sempre (si pensi a Pier Ferdinando Casini che nell’ultima giornata è stato nominato in più occasioni da alcuni “esperti del settore”), a oggi sembra essere sempre quello di Mattarella il nome più idoneo per succedere al suo stesso settennato. Mai dire mai poi, visto che nel febbraio 2013 era lo stesso Giorgio Napolitano a indicare pubblicamente le ragioni istituzionali e personali per cui non riteneva ipotizzabile una riproposizione del suo nome per la presidenza della Repubblica. Eppure poi sappiamo tutti quanti come andò a finire.

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