E pensare che qualche giorno fa durante un incontro tra i due, uno aveva chiesto all’altro quale sarebbero dovuti essere i punti chiave per continuare a lavorare insieme. Enrico Letta pecca forse di ottimismo come è stato detto da qualcuno quando domanda a Draghi il programma da qui alla fine della legislatura, come se la lotta alla pandemia, la ripartenza del Paese e il controllo del Recovery Plan fossero cose facili da gestire.

Ma il Partito Democratico insieme al suo nuovo segretario cerca solo di distinguersi all’interno di quella matassa che è oggi la maggioranza di governo, fatta da praticamente tutti i partiti possibili, eccezion fatta per quello di Giorgia Meloni che intanto ieri potrebbe aver vinto la propria battaglia sul fronte del Copasir. Tornando sulla sponde democratica però, questo voler uscire giustamente e mettersi in mostra rispetto agli altri partiti sta creando non pochi problemi a Letta. In primis ovviamente la lotta continua con Matteo Salvini, che costringe lo stesso Presidente Mattarella a mirati richiami all’ordine.

C’è poi la questione dei temi, che non sono mai mancati e anzi sono spesso cambiati dal momento del suo arrivo al Nazareno. L’ultimo ha visto il segretario proporre tramite le pagine del settimanale del Corriere della Sera, una «dote per i diciottenni. Per la generazione più in crisi un aiuto concreto per studi, lavoro, casa. Per essere seri va finanziata non a debito (lo ripagherebbero loro) ma chiedendo all’1% più ricco del paese di pagarla con la tassa di successione». La questione, che piaccia o meno ai cittadini, ha costretto però il premier Draghi a rispondere oggi durante la conferenza stampa di presentazione del Decreto Imprese, Lavoro, Giovani e Salute a una domanda in merito, lasciando Letta a bocca asciutta.

«Non ne abbiamo mai parlato, non l’abbiamo mai guardata ma non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli». Poche parole ma che non fanno certo bene al morale di Letta, che si trova costretto a incassare. Non basta questo però per far sì che il segretario democratico si arrenda, visto che attraverso il proprio profilo di Twitter scrive: «I giovani durante tutto il Covid si sono sacrificati per proteggere la parte più fragile della nostra popolazione. Ricordiamocelo sempre. Ora è il momento di ripagarli di questo e degli altri sacrifici che da troppo tempo stanno subendo».

Un messaggio per tutti i giovani, che da sempre sono anche uno degli zoccoli duri del Partito Democratico sul territorio. Preoccupazioni lecite quelle che porta avanti Letta, ma che in questi giorni rischiano di lasciarlo indietro rispetto al vero dibattito politico, che vede le amministrative avvicinarsi sempre più e il complicato discorso delle riforme istituzionali pronte a impegnare il Parlamento nei prossimi mesi. Insomma, se Letta chiedeva cose da fare insieme a questo governo è evidente che queste non manchino i realtà.

Infine il premier è intervenuto anche in merito alla questione relativa al Quirinale, dove il suo nome è finito in lizza per succedere a quello di Sergio Mattarella. «Trovo estremamente improprio, per essere gentile, che si discuta del Capo dello Stato quando è in carica. L’unico autorizzato a parlare del Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica». Un modo per ricordare a tutti che è sempre meglio non tirare la giacchetta del Presidente della Repubblica.

Un pensiero riguardo “Dote o non dote, non c’è dilemma

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