Lo studio di un artista è il magico luogo dove l’arte si concretizza e diviene ciò che nella mente del creativo fino ad un attimo prima dell’azione era semplice pensiero.

Vivere quei luoghi, respirare l’aria in cui l’estro più astratto prende vita è un’esperienza che tutti dovrebbero vivere almeno una volta nella vita. 

Questa è l’idea che ha portato il centro di ricerca no profit romano Nomas Foundation a lavorare sulla realizzazione del progetto Roma Città Aperta di Sabrina Vedovotto e Raffaella Frascarelli.

Le due menti creative che hanno partorito il progetto sono convinte che per far avvicinare la comunità dei cittadini astemi, almeno in parte, a ciò che ruota attorno al mondo dell’arte sia la strada più adatta per iniziare un nuovo percorso di condivisione verso la bellezza del contemporaneo. 

L’inclusione del cittadino quindi, passa proprio attraverso una percezione attiva di ciò che è il lavoro dell’artista e per comprenderlo al meglio non esiste modo migliore che osservarlo da vicino, aprendo le porte dei laboratori dove ciò che siamo abituati a vedere all’interno di musei e gallerie nasce e prende corpo.

La serie di incontri che Nomas Foundation si è dedicata a organizzare ha avuto inizio sabato 15 maggio. Lo spazio in cui si è svolta la prima serie di incontri è l’Ombrelloni Art Space, nei pressi del quartiere San Lorenzo, dove abbiamo avuto il piacere di incontrare, tra gli altri artisti attivi nella residenza, Arianna De Nicola

L’artista romana ci accoglie in uno studio in cui, appena si ha modo di entrare, ci sembra di saltare all’interno di una bianca nuvola pronta a trasportarci lontano. Al bianco delle pareti, del pavimento e del mobilio si fondono alcune delle sue delicatissime opere in ceramica che De Nicola stessa cuoce e dipinge in maniera autonoma sottolineando il grande valore che ancora la lega all’artigianalità. 

Le sue opere d’arte sono frutto di un percorso di ricerca che ha potuto prima sviluppare e poi esplorare profondamente durante gli anni di residenza in Spagna. De Nicola ha infatti vissuto per dieci anni nella città di Altea, nei pressi di Alicante, luogo frequentato da molti artisti in quanto sede della Facultas De Bella Artes Miguel Hernandez e dove ha potuto sperimentare una dimensione della quotidianità diametralmente opposto rispetto a quella che può fornire una realtà metropolitana come quella della Capitale Italiana.

Allo stesso tempo è proprio grazie al distanziamento dall’Italia, l’artista racconta, che ha saputo cogliere al suo ritorno in patria le bellezze che costituiscono il nostro patrimonio e che troppo spesso diamo per scontate.

Negli anni trascorsi sulla costa spagnola con lo sguardo volto verso il Mediterraneo, Arianna De Nicola è riuscita a sintetizzare il proprio linguaggio e ha portato avanti una ricerca che punta a scandagliare l’istinto umano e il suo effetto sulla materia attraverso differenti generi di manipolazione. 

L’artista romana affina il suo percorso attraverso una costante sperimentazione di differenti forme di creatività balzando dalla pittura e la scultura, giungendo poi all’azione performativa. Un interessante elemento che si rintraccia nelle sue sperimentazioni è la fluidità delle sue opere: queste non sembrano mai arrivare allo stadio conclusivo ma vivono differenti vite frammentandosi e ricomponendosi in forme differenti rispetto a quelle originarie.

L’accoglienza di Arianna De Nicola ha garantito la riuscita dell’iniziativa avviata da Nomas Foundation e scaturisce anche una riflessione sulla nuova esigenza del pubblico di fruire dell’arte in maniera anticonvenzionale. 

La reclusione forzata sperimentata nell’anno appena trascorso ha dato modo di far nascere un nuovo desiderio di convivialità. L’arte apre uno dei sentieri che più sono in grado di appagare tale esigenza e gioire della bellezza assieme alla propria comunità non fa altro che incrementare l’intensità di tale godimento.

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