La sensazione è che tutte le parti in causa sulla scena politica in questo periodo non facciano altro che puntare il loro sguardo sul calendario. Un po’ come quando si ha un esame universitario e uno studente può contare su tre distinti appelli. Scegliere quale dei tre su cui puntare potrebbe dire lanciare la propria carriera universitaria o, in alternativa, rischiare di rovinare tutti i piani, abbassare la media e rimandare il momento in cui poter discutere un elaborato finale.

Ecco come si sentono in questo momento i partiti in Italia. Guardano solo in avanti alle tre date fondamentali in cui darsi battaglia, con la voglia di non essere bocciati. A ottobre ci sono le amministrative, a gennaio 2022 si gioca la delicata partita del Quirinale e, se tutto dovesse rimanere così come è oggi, nel 2023 il Paese tornerebbe alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. Insomma, tutti vogliono arrivare preparati, come se si trattasse di un vero esame.

E in fondo di questo si tratta, visto che il sistema politico italiano sta per essere rivoluzionato come non mai. Il taglio dei parlamentari approvato con il referendum ridisegnerà l’intero quadro, rischiando addirittura di isolare il nuovo Presidente della Repubblica che si troverebbe eletto da un Parlamento che poi sparirebbe per lasciare spazio a un altro totalmente diverso, nei numeri e soprattutto nei giochi di forza. Non è solo il calo degli eletti a far preoccupare però, ma anche la tendenza a ragionare dei fatti politici attraverso un nuovo sistema bipolare.

Sia chiaro, niente di simile a quanto visto durante il periodo dello scontro tra Berlusconi e Prodi. In quel caso, oltre a un sistema che sfruttava al massimo il maggioritario, gli schieramenti erano ben distinti ma, cosa più importante, si presentavano uniti nel momento delle tornate elettorali. Ognuno aveva le sue bandierine, che in caso di vittoria sarebbero state messe in bella mostra. In caso contrario vinceva l’unità d’intenti. Uno scenario del tutto diverso da quello a cui assistiamo in queste giornate però.

Se infatti è vero che il M5S, quando verrà rilanciato dalla guida di Giuseppe Conte, dovrebbe allearsi con il PD, fino a questo momento l’amore non sembra sbocciare. Anche perché il segretario Enrico Letta sta portando avanti una battaglia di posizioni contro il centrodestra, dove Salvini sarebbe alleato di Giorgia Meloni solo che Fratelli d’Italia è in continua ascesa nei sondaggi e, non a caso, il leader ha dichiarato di essere pronta a subentrare a Palazzo Chigi. Se questo è un sistema bipolare, che per sua natura dovrebbe essere ben definito, forse ancora non ci siamo.

Anche perché mentre le posizioni vanno delineandosi sembra che tutti si stiano dimenticando di un piccolo fattore. L’Italia ha già un Presidente del Consiglio, come ancora ha un Presidente della Repubblica. Passi la lotta in vista delle amministrative, che ormai sono dietro l’angolo, ma è come se ci stessimo dimenticando che mentre si discute su che lato della barricata schierarsi si deve continuare a lottare contro la pandemia, senza dimenticare il Recovery Plan da far rispettare che potrebbe essere una spinta mai vista per il nostro Paese. Passino le divisioni, ma non si dimentichi mai quale dovrebbe essere il vero senso di tutto questo: il bene dei cittadini e non i personalismi di questo o quel leader.

Un pensiero riguardo “Sistema bipolare

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