«Vi ricordate com’era Roma prima di Virginia Raggi? A quei tempi nei salotti tv si discuteva di Mafia Capitale, di arresti e di appalti dati agli amici degli amici. Roma sembrava Milano dopo Tangentopoli». È questo il post apparso ieri pomeriggio sul profilo social del Movimento. Un modo per supportare e ricordare a tutti che la candidatura di Virginia Raggi sia un bene per la città. La stessa città però nel mentre annegava, in alcune zone anche letteralmente, a causa di una pioggia incessante che ha causato ingenti danni.

Qualcuno, appartenente a schieramenti non vicini ai grillini, ha ricordato i tweet del Sindaco che nel 2015 avvisava i romani di gonfiare i gommoni in vista della pioggia e dei disagi della precedente amministrazione, ma ovviamente era in atto una campagna elettorale. Ogni cosa però, anche se minima, diventa terreno di scontro in cui poter conquistare una manciata di consensi. È il caso di Tajani, che si scaglia proprio contro la Raggi per quanto accaduto nella giornata di ieri: «Acquazzone di 20 minuti: Roma paralizzata e asili nido evacuati. Autobus in fiamme. Strade e attività commerciali invase dai topi. Rifiuti in ogni angolo della città. Avviso ai “naviganti”: ad ottobre si deve cambiare. Roma ha bisogno del buongoverno di Forza Italia e del centrodestra».

Solo che per cambiare è necessario proporre delle alternative. E il momento in cui queste alternative dovranno scontrarsi tra loro è sempre più vicino. Per questo Giorgia Meloni, ospite di Rete 4, continua a rilanciare quella che per lei sia la migliore proposta per la Capitale: quella di Michetti. «Roma ha bisogno di una persona che conosca molto bene la macchina, perché Roma è una macchina molto complessa, e quindi il rischio di trovarsi un sindaco modello Raggi che non sa dove mettere le mani e che gira in tondo è alto».

Ma Michetti, al momento, resta un nome lanciato nella mischia. L’attesa cresce e il tempo passa, solo che della riunione del centrodestra che dovrebbe scegliere il candidato per la Capitale non si vede neanche l’ombra. Lo sa bene Giorgia Meloni, che non a caso cerca di scuotere un po’ le fila della propria fazione: «È il rinvio sine die che comincio a non capire più, non lo capiscono più nemmeno i cittadini e veramente con il cuore in mano chiedo agli alleati di stringere, perché è veramente importante partire. Io sui sindaci chiedo solo di decidere, voglio vincere. Penso ci siano le condizioni per fare bene, francamente questo continuo rimandare comincio a non comprenderlo più. Sappiamo quali sono le proposte sul tavolo».

Il motivo di questa attesa? Sulla carta in ballo in questi giorni c’era da discutere della federazione voluta da Salvini e approvata da Berlusconi. In pratica la sensazione sembra essere quella di voler lasciare il partito di Fratelli d’Italia isolato il tempo necessario per farlo scendere nei sondaggi. Vero che gli interesse personali sono maggiori rispetto alle amministrative, il leader del Carroccio punta a Palazzo Chigi e non al Campidoglio. Il tutto potrebbe essere ovviamente un caso sia chiaro, solo che continuare a rinviare rischia di far sembrare il blocco di centrodestra disinteressato a lottare per i cittadini. Gli stessi che poi nel 2023 dovrebbero votare per il nuovo Parlamento.

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