✒️ – Atlantismo s. m. [der. di atlantico2]. – Linea di politica estera, seguita da paesi dell’Europa occidentale, ispirata ai principî del Patto atlantico.

«Sin dalla formazione del governo sono stato molto chiaro che i due pilastri della politica estera italiana sono l’europeismo e l’atlantismo». Sono queste le parole con cui Mario Draghi sottolinea, ancora una volta, quale è stata e quale sarà la posizione dell’Italia nello scacchiere internazionale. Fin dal giorno del suo discorso programmatico il premier era stato chiaro, Europa e Stati Uniti sarebbero stati ancora al centro dell’agenda e dei rapporti.

L’Unione europea poi ha avuto un ruolo talmente fondamentale per programmare la ripartenza che anche un partito quasi inamovibile come quello di Salvini ha dovuto fare marcia indietro. Certo il leader del Carroccio ha capito che senza Europa nella propria agenda raggiungere Palazzo Chigi è più difficile, ma si è reso conto che fare la guerra a Bruxelles quando i suoi stessi elettori erano grati per gli aiuti del Next Generation EU (e di tutti gli altri fondi e agevolazioni) era una guerra inutile e pericolosa.

Lo stesso gioco di pensare a una federazione di centrodestra serve in primo luogo a garantire a Salvini un posto diverso in Europa, dove Berlusconi è e resta uomo di grande spessore e soprattutto di grande valenza. Forza Italia può aprire le porte del PPE alla Lega, operazione che lo stesso Giorgetti cercava di portare avanti da tempo con grande difficoltà viste le uscite in patria di alcuni esponenti del partito.

Il secondo punto però non riesce a mettere tutti d’accordo. Se infatti Draghi è costretto a ribadire la posizione atlantista lo fa per rimettere al loro posto i grillini, che nei giorni precedenti hanno avuto un incontro con l’ambasciatore cinese in Italia. Fatto strano, non tanto perché all’incontro partecipi Giuseppe Conte che sulla carta è un ex premier e un cittadino come altri (l’incoronazione non è ancora avvenuta), quanto piuttosto per il fatto che i rapporti iniziano a essere strani.

Tanto più quando Conte ieri pomeriggio parlando di questa vicenda la definisce come una mera polemica strumentale. La stranezza si trova nel fatto che tutto questo avviene mentre Draghi si trova al G7. Senza parlare del fatto che lo stesso Presidente del Consiglio ha annunciato che riesaminerà con attenzione il memorandum firmato da Conte nel 2019. Delegittimazione totale che viene aggravata anche dal fatto che dal G7 emerga una bozza pronta a una linea dura contro la Cina per pratiche commerciali sleali, diritti umani e repressione dell’opposizione a Hong Kong.

I prossimi mesi saranno complicati e la sensazione è che il commento di Draghi sia una mossa per rispondere a tutte quelle voci che parlavano di una spallata del M5S nei suoi confronti. Mossa suicida sotto molti aspetti, che potrebbe attirare a sé i parlamentari in fuga, vedi Di Battista, ma far scappare l’opinione pubblica. Una mossa che un nuovo segretario che cerca di rilanciare un partito in crisi non può permettersi.

L’ESPRESSIONE

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