La sensazione fino a poco tempo fa era quella di un cambio di passo vero. Sia negli individui che nelle idee portate avanti da questo governo. In più occasioni ne abbiamo scritto e in più occasioni abbiamo avuto conferma di quanto sostenevamo e di quanta distanza ci fosse tra Conte e Draghi. Eppure dobbiamo segnalare che una costante c’è sempre stata e che elementi esterni di disturbo non possono mancare.

È questo il caso ovviamente dei vaccini AstraZeneca, che continuano ancora una volta a dividere il Paese e la politica. Non è bastata la nota dell’Ema per garantire sull’utilizzo del vaccino, sottolineando come ovviamente i benefici superino di gran lunga i rischi. I fatti di cronaca hanno avuto ancora una volta la meglio e la situazione è tornata in stand-by. O sarebbe meglio dire che è tornata al rompete le righe ognuno pensi a sé e si salvi come può.

Questo perché nonostante la macchina supervisionata dal generale Figliuolo continui a viaggiare spedita, dalle parti del Ministero della Salute continuano ad arrivare scossoni continui. All’inizio il Ministro Speranza veniva attaccato da Salvini in quanto unico membro ancora in piedi dell’esecutivo Conte. E in quell’occasione lo stesso Draghi aveva dovuto intervenire per chiarire una volta per tutte la scelta di sostenere il Ministro uscente.

Questa volta però i disagi dovuti a una comunicazione poco chiara e contraddittoria delle volte rischiano di generare uno scossone difficile da evitare. Senza considerare che il tempo passa e dal 3 agosto tutto potrebbe essere rimesso in discussione durante il semestre bianco. Ma torniamo al punto. La scelta di confermare Speranza, unico che aveva già avuto a che fare con il Covid-19, si era rivelata corretta fino a pochi giorni fa. Solo che le variabili esterne non possono essere controllate, o anticipate, e dunque ecco tornare alla carica uno dei grandi problemi di questa Italia: il rapporto tra Stato e Regioni.

«Ai nuovi vaccinati non sarà somministrato Astrazeneca al di sotto dei 60 anni, rispetto al vaccino Johnson & Johnson la posizione del Ministero non è definita in modo chiaro e vincolante. Pertanto tale vaccino non sarà somministrato sotto i 60 anni». Sono queste infatti le parole con cui il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca annuncia di aver scelto di muoversi da solo e continuare con la campagna vaccinale in attesa di chiarimenti da parte del Ministero. Il problema però sorge spontaneo. Se il vaccino è “rischioso” per gli under 60, perché mai privare gli over 60 della seconda dose?

La sensazione è che alla fine si finirà per andare in ordine sparso, cosa che non farà piacere a Figliuolo che potrebbe vedere la macchina delle vaccinazioni perdere il ritmo. Il motivo viene soprattutto dal fatto che il generale nei prossimi giorni sarà costretto ad aiutare Speranza rassicurando i vari presidenti di Regione, che attendono dati e giustificazioni per le inoculazioni di Pfizer e di Moderna. Il famoso mix che per alcuni sarebbe un bene e che per altri rappresenta invece un rischio troppo elevato.

Il risultato? Creare posizioni diverse, alimentarle entrambe e non prendere chiara posizione verso una delle due rischia di rovinare un capolavoro, con la c maiuscola, realizzato da Figliuolo. Concetti semplici, che lo stesso Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, ha ribadito nella giornata di ieri e che ci sentiamo di condividere a pieno: «È importante che la comunità scientifica trovi una voce unanime, non è un dibattito su una rivista scientifica ma una comunicazione che si deve fare alla popolazione con la massima chiarezza e trasparenza».

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