Il caldo è molto. La scena politica è coesa al momento per via dell’approvazione e del lavoro necessario in merito al Recovery Plan. E dunque ai cittadini non resta che seguire l’Europeo di calcio. Eppure quest’anno anche il mondo del pallone sembra essere coinvolto dalle vicende politiche e, per una volta, a far discutere non è un gol o un fuorigioco ma la scelta di difendere una posizione o meno in merito a un dato tema.

Ne è un esempio il fatto che la stessa Italia si sia divisa davanti al fatto di vedere alcuni calciatori azzurri inginocchiarsi e altri no. L’argomento è ovviamente diventato in breve tempo una issue politica, con Letta che chiede a tutti di effettuare il gesto per aiutare la protesta del Black Lives Matter e, dall’altro lato dello schieramento, Salvini che applaude e si complimenta con i calciatori che non si sono inginocchiati. Il popolo si è ovviamente diviso, ma la vera questione politica di questi Europei di calcio ha un respiro più internazionale.

Si parla ovviamente dell’Allianz Arena di Monaco, che questa sera ospiterà la gara tra Germania e Ungheria e che per entrambe le compagini sarà fondamentale. Per l’occasione si ipotizzava di illuminare l’impianto con i colori della bandiera della pace, nonché simbolo della comunità Lgbtq. Il motivo è quello di protestare contro la legge anti Lgbtq realizzata e approvata dagli ungheresi. L’attacco al premier Viktor Orban non sarebbe velato, soprattutto dopo le grandi proteste per aver visto l’impianto di Budapest nelle precedenti partite con una capienza del 100%. Come se non fosse successo nulla negli ultimi mesi.

La legge firmata in Ungheria prevede in realtà una serie di leggi riunite tra loro e che vanno a regolare la protezione dell’infanzia, l’attività pubblicitaria aziendale, la legge sui media, la legge sulla protezione della famiglia e la legge sull’istruzione pubblica, introducendo tra l’altro il divieto di “rappresentazione e promozione dell’identità di genere diversa dal sesso alla nascita, il cambio di sesso e omosessualità” per i minori di 18 anni.

In Europa i vertici politici hanno scelto di muoversi subito, Italia compresa, per protestare contro il premier Orban e chiedere alla Commissione europea di intervenire. «Al di là delle discussioni in corso al Consiglio Affari Generali esortiamo la Commissione Europea in quanto custode dei trattati a utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire il pieno rispetto del diritto dell’Ue, anche deferendo la questione alla Corte di giustizia. Ci impegniamo a proteggere i diritti di tutti i cittadini dell’Ue» si legge in una dichiarazione congiunta.

Ma a far scoppiare la polemica è la decisione del presidente della UEFA Ceferin che vieta al sindaco di Monaco di Baviera di illuminare lo stadio. Il presidente del massimo organo del calcio europeo vuole evitare che lo sport e il torneo diventino terreno di scontro politico. Un mero mezzo per fare polemica e dividere. Eppure questa non è una questione di riferimenti politici, ma di diritti civili e di libertà. Due cose leggermente differenti. Fa bene allora il sindaco a promettere di colorare tutta la città per l’occasione. Anche perché se il calcio dovrebbe unire va detto che alla proposta di uno stadio colorato e a favore della comunità Lgbtq la reazione era stata praticamente una sola: siamo d’accordo. Se non è unione questa.

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