Doveva essere il tempo del cambiamento, della rivoluzione, della rinascita e del ritorno in grande stile di un partito che al momento delle elezioni del 2018 ha dominato la scena politica e della figura che gli italiani hanno amato durante il periodo del Covid. Ma come detto poco sopra, doveva. Questo perché sembra ormai finita, ancor prima di iniziare, la seconda vita del Movimento Cinque Stelle e di Giuseppe Conte.

Doveva avvenire tutto in tempi brevi ma non sono mancati i problemi che hanno costretto l’ex premier a tirare in più occasioni il freno a mano. Prima la rottura della corrente del vecchio Movimento contrario al sostegno al governo Draghi. Poi la questione dello statuto. Segue la lista degli iscritti di Rousseau. I dubbi in merito al doppio mandato. E dulcis in fundo arriva lo scontro al vertice. Tra Conte e Di Maio, o Di Battista, penserà qualcuno. Eppure la rottura arriva tra il futuro capo politico e il capo e basta.

Sulla strada dell’ex premier infatti c’è ora il diniego da parte di Beppe Grillo, che si è detto non contento dello statuto realizzato da conte ricordando all’ex premier come lui debba essere un garante e non un coglione. L’ex comico rimette la sua figura al centro della scena durante l’incontro con i parlamentari a Roma, a cui manca ovviamente il professor Conte. Il creatore del Movimento è tornato a rispolverare le modalità comunicative che tanto avevano fatto volare nei sondaggi il partito, quelle del vaffa.

E questa volta non viene risparmiato nemmeno uno come Conte, che ha capito come funziona il gioco e non a caso accentra su di sé tutti i poteri e l’attenzione. L’ex premier non vuole rischi di correnti e gruppi interni, e non a caso sulla questione secondo mandato pensa a un’elezione interna che però dovrebbe vedere la sua figura essere centrale nella decisione finale. Tutto un altro Movimento. Solo che anche Conte adesso è pronto a pronucniare il suo “Vaffa“, visto che l’ultimatum è ormai stato lanciato. O Grillo fa un passo indietro o addio al M5S 2.0. E non è detto che le scuse possano bastare sia chiaro.

Intanto però si resta in attesa e in ansia. Da un lato perché a ottobre ci sarebbero le amministrative che di questo passo verranno perse a occhi chiusi, dall’altro lato perché l’alleanza che in molti hanno difeso in vista del 2023 salterebbe automaticamente. Il Partito Democratico trema e spera che l’impasse possa essere superato. Allearsi con il partito di Conte e con quello di Grillo sarebbe impossibile, sorvolando il fatto che i consensi sarebbero minimi per entrambe le compagini. Allearsi con solo uno dei due non avrebbe senso e spianerebbe la strada al centrodestra.

Si è dunque arrivati al bivio. Perché se è vero che Grillo difende la pancia del Movimento, le basi che hanno permesso ai grillini l’exploit alle elezioni negli ultimi anni, dall’altro lato blocca il necessario rinnovamento che serve al partito per non sparire del tutto dalla scena politica. Solo che la mossa rischia di danneggiare al tempo stesso anche Conte, che così facendo tornerebbe sui suoi passi e proverebbe a creare un proprio partito. Solo che i precedenti non giocano a suo favore. Anche il nome di Mario Monti durante la sua presidenza impazzava nei sondaggi, solo che poi il destino di Scelta Civica è cosa nota.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...