The end. Sipario. Titoli di coda. Si spengono le luci. Attacco finale o qualunque sia l’espressione che più pensate si addica a questo tema. Ormai è ufficiale: il M5S non rinascerà più. Ma non è solo questa la notizia, visto che oltre a non rinascere il Movimento non avrà più la possibilità di essere trascinato dalla figura di Giuseppe Conte. Insanabile la rottura con Grillo, che nella giornata di ieri ha messo definitivamente una pietra sopra alla possibilità che l’ex premier guidasse la sua creazione.

«Vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente). E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione». Eppure per svolgere ben due mandati a Palazzo Chigi sembrava tutto apposto. Forse che il ruolo di Presidente del Consiglio non richieda la stessa esperienza organizzativa e capacità di innovazione (considerando anche un periodo di pandemia gestito da Conte) di quella di un segretario di un partito? La risposta non è così banale però, visto che il Movimento per Grillo non può e non deve essere trattato come un partito qualunque.

Il motivo è ovvio. Quando i pentastellati si sono affacciati sulla scena politica italiana hanno fatto mambassa di consensi e voti grazie al loro modo “differente” di rapportarsi con i cittadini. Solo che una volta entrati nella sala dei bottoni, dove per governare il Paese non si può premere a caso, hanno capito che sarebbe stato necessario adattarsi e imparare. Ed ecco che la romanizzazione dei barbari è diventata cosa indispensabile e voluta dal Movimento stesso, che così facendo ha mantenuto salde le redini del gioco. Solo che ad azione corrisponde reazione, che si è tradotta in un incessante calo dei consensi e delle preferenze.

Non è un dunque un caso che Grillo scriva: «Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco». Tutto giusto, solo che fino al 2023 non sarà possibile cambiare più di tanto. Sarà così molto difficile fermare un emorragia che ormai va avanti da mesi e che, forse, solo una figura come Conte avrebbe potuto arginare. Che se ne dica, purtroppo la politica si fa sul consenso, anche se illusorio, e l’avvocato del popolo sarebbe stato perfetto in questo senso. Avrebbe lottato per ridare lustro al Movimento, che adesso rischia grosso.

Grillo crea una spaccatura forse insanabile tra le correnti del suo partito. Da un lato il garante punta al ritorno della vecchia guardia, lo si capisce anche dai modi con cui si rivolge a Casaleggio, puntando i piedi sulla tenuta del governo e dimenticando che gli appartenenti del vecchio Movimento non sono favorevoli a Mario Draghi. Dall’altro lato ci sono invece quelli che all’ex Bce hanno dato fiducia, speranzosi che l’arrivo di Conte avrebbe dato una svolta al partito. Solo che l’ex premier non vede di buon occhio il nuovo inquilino di Palazzo Chigi e sognava di rallentare i suoi lavori durante il semestre bianco.

Ma la mossa di Grillo mette in allarme tutti. Il Quirinale teme che l’unità nazionale possa venir meno proprio mentre Sergio Mattarella si avvia verso i suoi ultimi sei mesi di mandato, dove non potrà più sciogliere le Camere. Draghi teme che la fine del M5S, il partito con più voti in Parlamento, possa rallentare l’attuazione del Recovery Plan che comporterebbe un automatico blocco dei fondi di Bruxelles.

Ci sono poi anche gli alleati del Partito Democratico, che hanno puntato forte fin dalla precedente segreteria per un’alleanza a tutto tondo con i grillini. Letta adesso rischia di restare con un pugno di mosche in mano però, visto che il M5S scende nei sondaggi e un “partito di Conte” potrebbe fare la stessa fine di Scelta Civica di Monti. In vista delle amministrative tanto meglio per Gualtieri, ma per il 2023 un tappeto rosso per il centrodestra che se si muoverà compatto potrebbe avere vita facile. La sensazione è che l’estate sia appena cominciata.

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