Potrebbe sembrare una cosa scontata da dire ma oggi più che mai doverosa. Andare a cercare a tutti i costi lo scontro, consapevoli del muro contro muro a cui si va incontro, è una follia politica che vanifica il grande lavoro e gli sforzi fatti per arrivare a questo punto. Si parla ovviamente del dibattito in merito al Ddl Zan e alle spaccature che tra le varie forze continuano a generarsi.

Se infatti continua la querelle relativa al M5S, con Grillo e Conte che alternano momenti di apertura a momenti di netta chiusura, nel resto del Paese impazza la questione relativa alla proposta di legge Zan. Il testo è infatti fermo in Commissione in Senato e il segretario del Partito Democratico spinge per portarlo in Aula il prima possibile. Ovviamente perché il Parlamento nei prossimi mesi sarà blindato da Mario Draghi, che vorrà la massima attenzione e concentrazione sulle vicende relative al Recovery Plan.

Qualcuno dirà che Letta spinge per andare in Aula anche perché conscio dei numeri. Solo che in politica spesso due più due non fa quattro. Spieghiamoci meglio. I democratici non possono infatti contare, o sperare fate voi, sullo stesso numero di voti ottenuti alla Camera. I grillini sono in rotta e non hanno una vera leadership da seguire e, allo stesso tempo, Matteo Renzi ha chiesto di rivedere alcuni punti del testo. La votazione poi sarà segreta, dunque ancora più probabile che dal pallottoliere qualche numero sfugga.

Il problema però non è tanto la confusione generata da possibili calcoli errati, ma la volontà da parte di Letta di non scendere a compromessi con nessuno e proseguire per la propria strada. Forse non vuole ripercorrere gli errori di Zingaretti, passato dal o Conte o morte al lasciare la segreteria del Nazareno. C’è poi da considerare che anche dentro al PD in molti non si sono detti soddisfatti del testo attuale. Il rischio che neanche lo stesso partito supporti il Ddl Zan è concreto, ma per Letta è meglio correre il rischio che dialogare pare.

Alla fine, che possa piacere o meno, purtroppo in politica molto spesso è solo attraverso il dialogo e qualche concessione, o chiamateli compromessi se meglio volete, che si arriva davvero a dama. Le richieste di Renzi, ad esempio, servirebbero a modificare, si fa per dire, solo alcuni punti del testo. A queste condizioni, per citare proprio l’ex rottamatore, sarebbe «meglio un compromesso che nessuna legge».

Letta dall’inizio della sua segreteria ha iniziato una battaglia a tuttotondo per definire al meglio le posizioni e le politiche del PD. Ci sono stati degli errori magari, vedi il fatto che la tassa di successione è diventata un tema economico e non un’apertura per il futuro dei giovani, ma la volontà e la possibilità di farsi valere non sono mai mancate. Lo stesso non si può dire però per il Ddl Zan, dove gli ultimi sviluppi costringono Letta a dover prendere una decisione. Rischiare, fallire e dire di averci provato oppure mediare, tentare e riuscire? Solo il tempo saprà dirci chi l’avrà vinta. Ma anche il tempo non sembra essere così tanto ormai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...