Era stato uno dei grandi temi di scontro durante il periodo del lockdown e della presidenza Conte, il ruolo delle Camere non può essere messo da parte. Troppo in secondo piano durante il governo giallorosso, al punto da diventare tema fondamentale nella formazione del governo Draghi. L’ex Bce ha capito fin dal primo momento che era necessario far tornare l’aula al suo posto e, in questi giorni, sarà proprio tra Camera e Senato che si deciderà parte del destino del nostro Paese.

Si è passato da un eccesso, in cui i lavori erano azzerati, all’altro, in cui i lavori oltre ad essere presenti difficilmente si incastrano a causa dei molti impegni. I partiti riscoprono la bellezza del dibattito parlamentare, che nelle prossime settimane metterà a dura prova i nervi di tutti. Si è partiti con la questione relativa al Ddl Zan. Il Partito Democratico ha scelto di non mediare e sta vincendo, anche se per poco, la propria battaglia in Senato.

Se per caso il disegno dovesse tornare in Commissione, o peggio essere respinto, non potrebbe ripresentarsi una simile occasione forse prima della metà del 2022. Draghi sta lasciando spazio ai partiti in queste settimane, tenendo ben strette le redini del gioco visto che il prossimo evento è quello della riforma della giustizia. In ballo non ci sono solo i soldi del Next Generation EU, ma gli equilibri interni ed esterni alla stessa maggioranza.

La centralità dell’aula infatti rischia di collimare con i giochi delle alleanza e della coerenza politica. Se infatti il governo durante il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità la riforma Cartabia, all’interno del M5S qualcuno ha storto il naso. Conte non è d’accordo con quanto verrà portato in aula e proverà a mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo. Solo che se così fosse a risentirne sarebbe soprattutto il Partito Democratico.

Letta è stato fin da subito paladino di Draghi ed ha attaccato in più occasioni Salvini, che provava a stare nella maggioranza giocando a fare opposizione. Stessa cosa che potrebbe fare il futuro capo politico dei grillini, con il quale però il segretario democratico sulla carta deve essere alleato. Per non parlare del rischio spaccature che poteva presentarsi ieri in Senato durante la votazione per i vertici RAI.

C’è da parlare anche dei Mattei come li chiama ormai qualcuno. Mentre Renzi infatti mette in crisi il voto sul Ddl Zan, ma alla fine non sembra riuscire a ottenere l’attenzione che vorrebbe. Il suo punto di vista è praticamente lo stesso di Salvini, ma a finire sulle copertine è solo il leader della Lega. Ecco allora che forse potrebbe arrivare il passo indietro chiesto dal centrosinistra. A pensarci la mossa converrebbe a Renzi, anche se non potrebbe assegnarsi il merito della vittoria avendo rischiato di far fallire quanto di buono fatto fino a questo momento.

È tornata così la centralità dell’aula. Tra botta e risposta, giochi di palazzo e conte con il pallottoliere in mano. Adesso la politica torna a essere quella che in molti volevano durante il governo giallorosso. La centralità dell’aula prevede però che non si possa sbagliare. I prossimi passaggi infatti decideranno il destino del Recovery Plan italiano, del Presidente della Repubblica e, di conseguenza, del Presidente del Consiglio. Molti i colli di bottiglia a cui si dovrà fare attenzione.

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