Le ultime ore hanno rappresentato sostanzialmente un momento di legittimazione per Giuseppe Conte, che è passato da mero ex premier a capo in pectore del M5S. Nella giornata di sabato infatti dopo la presentazione ufficiale del nuovo statuto, in attesa che si voti per la sua elezione, è iniziata la nuova vita politica dell’avvocato del popolo. E in questo senso il primo vero passo verso di lui è stato fatto dal Presidente del Consiglio in carica, figura che come è risaputo l’ex premier non vede di buon occhio.

Proprio Mario Draghi è stato il primo a incontrare Conte dopo la sua “elezione”. Non Letta o altri. Draghi. Ovviamente il premier aveva necessità di interloquire con lui e capire da che parte si sarebbero posizionati i grillini. Il pensiero di Grillo incontra quello di Conte per la maggior parte delle questioni, eccezion fatta per il nodo relativo alla giustizia. È proprio su questo punto che si corrono infatti i maggiori rischi durante il passaggio in aula.

Da una parte ovviamente il rischio è per l’esecutivo, con il partito di maggioranza relativa che può rallentare il dibattito e soprattutto l’arrivo dei fondi previsti per il Recovery Plan. Eppure il passaggio in Parlamento potrebbe mettere a rischio anche la posizione dello stesso Conte, visto che in Consiglio dei Ministri, come ricordato ieri dalla Cartabia, «quella che attualmente è all’esame del Parlamento è una riforma approvata dall’intero governo dopo mesi di dialoghi, di confronti a 360 gradi e di lunghe e pazienti trattative e mediazioni a cui hanno partecipato e dato il loro contributo tutti i protagonisti politici della maggioranza, nessuno escluso».

Nessuno escluso. Vero che Conte ancora non era diventato capo in pectore, ma le sue posizioni era ben note ai più. Soprattutto a quei sette saggi di cui anche il Ministro Di Maio fa parte. La partita si giocherà proprio qui, visto che l’ipotesi che qualcuno vada per conto suo non è del tutto da escludere. Ma le conseguenze quali potrebbero essere? Ancora una volta una cacciata di parlamentari in caso di voto a favore del testo senza emendamenti grillini? Difficile, visto che Grillo ha sottolineato in più occasioni che l’appoggio al governo Draghi non deve mai mancare.

C’è poi la questione alleanze. Letta si è ovviamente schierato a favore di Conte, provando a spalleggiarlo, se non fosse che la questione giustizia può delegittimarlo agli occhi dei suoi. Uno dei punti fermi della sua battaglia fino a questo momento è stato il fatto di sostenere il premier a tutto tondo, assecondando ogni sua decisione e scagliandosi contro chi pur stando in maggioranza la pensava diversamente. Inoltre la scelta di Conte potrebbe, sotto certi aspetti, criticare il lavoro fatto anche dagli stessi Ministri democratici Franceschini, Guerini e Orlando. Senza parlare di quelli pentastellati. Un bel problema da affrontare, che potrebbe essere risolto ancora una volta da un incontro proficuo e cordiale tra le parti.

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