Roma è un museo a cielo aperto. Lo è da sempre e speriamo tutti che continuerà ad esserlo.

La vera particolarità di questa città sono però quei tesori che spesso sono celati agli occhi dei molti e rimangono in disparte, ad aggraziare gli sguardi dei pochi eletti che hanno il privilegio di ammirarli. 

Uno di questi tesori nascosti è oggi in mostra presso Villa Caffarelli, sede espositiva dei Musei Capitolini di Roma, luogo d’eccellenza per la conservazione del patrimonio della storia antica della Capitale.

Villa Caffarelli mostra al pubblico uno spazio radicalmente rinnovato, dagli spazi moderni e capaci di accogliere con eleganza e compostezza i meravigliosi pezzi unici concessi dalla Fondazione Torlonia alla sovrintendenza Speciale di Roma.

L’esposizione, che avrebbe visto la sua conclusione il 29 giugno, ha prorogato la sua durata fino al 9 gennaio 2022. La meraviglia raccolta in questa esposizione è costituita da 90 capolavori selezionati dai 620 marmi che compongono l’intera collezione Torlonia. 

Il progetto scientifico e la cura dell’esposizione è stata completata sotto la supervisione di Salvatore Settis e Carlo Gasparri

I manufatti messi in mostra vantano il fascino dell’opera appena restaurata: rimane infatti importante sottolineare che La maison Bvlgari, che è anche main sponsor dell’evento in questione, ha contribuito finanziariamente al restauro del patrimonio marmoreo della famiglia Torlonia.

La collezione che oggi è disponibile per il pubblico nasce durante il XIX secolo grazie all’impegno profuso da Giovanni e Alessandro Torlonia.

L’allestimento della mostra segue uno storytelling che punta ad immergere lo spettatore nella narrazione del fenomeno del collezionismo di antichità. In particolare è la rievocazione di quello straordinario gioiello collezionistico che fu il Museo Torlonia, fortemente voluto da alcuni membri della nobile famiglia e in particolare dal principe Alessandro. 

Nella sua originaria sede di Via della Lungara, il Museo Torlonia rappresenta un simbolo della storia d’Italia, e di una delle sue più fulgide parentesi. La costituzione della collezione statuaria si dimostra già all’epoca post unitaria un esperimento di divulgazione singolare

Il metodo espositivo dei manufatti si basava all’epoca su un metodo didascalico funzionale a facilitarne la fruizione. Un elemento simbolico questo che testimonia una nuova tendenza del collezionismo, non più semplicemente un espediente finalizzato all’acquisizione dello status di raffinati conoscitori ma anche fedeli e appassionati custodi della memoria storica del proprio passato.

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