Ormai è cosa risaputa, da quando Mario Draghi ha messo piede a Palazzo Chigi la musica è cambiata. Da un lato c’è il lavoro che l’Esecutivo si è trovato a svolgere sotto l’occhio vigile dell’ex Bce, conscio di non poter fare errori visto che la sua chiamata è stata obbligata dai tempi rapidi con cui il Paese doveva disporre di un piano accettabile per accedere al Next Generation EU. Dall’altro lato però ad averci rimesso si sono anche i vari leader politici.

Il lavoro del governo è da sempre al centro dei dibattiti, ma quando al verticE trovi uno come Mario Draghi diventa difficile contestarlo apertamente. Anche perché il premier gode del sostegno di una maggioranza larghissima, eccezion fatta per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che non a caso vola nei sondaggi. Insomma, finché maggioranza e opposizione sono ben distinte tra loro è facile per una attaccare l’altra. Ma quando questo confine diventa invisibile allora contestare una scelta di un governo di cui si fa parte diventa incoerenza.

Per questo motivo a farla da padrone sono ormai solo le grandi issues, quelle che riguardano tutta la comunità. Italianizzando si parla ovviamente di temi, questioni relative alle politiche governative, amministrative e legislative, ma anche ai “problemi concreti” che toccano da vicino la vita e l’interesse dei cittadini. E oggi, nonostante di problemi ce ne siano tanti, a far preoccupare gli italiani ci sono solo due cose: questione Covid-19 e questione lavoro. Nel primo caso si parla ovviamente del Green pass e della sua estensione, tema che divide questo e quel partito in ogni modo e che fa ritrattare le parti a seconda dei casi.

In ballo infatti c’è una fetta di voti, che appartiene alla popolazione definita no vax e no pass. Gruppi che, anche se in maniera diversa, non condividono le scelte del governo in merito alla gestione della pandemia. Anche se va detto che in questa molti neanche credano. A cavalcare questa onda di discordia c’è ovviamente FdI, che fin dal primo momento ha fatto muro respingendo qualunque ipotesi di “blocco alla libertà“. Simile la posizione di Salvini, che stando però al governo ha capito alla fine di dover aprire. Il minimo vista la cabina di regia che il premier ha concesso proprio su proposta del Carroccio.

Posizione molto più netta quella del segretario del PD Letta, che senza mezze misure si schiera al fianco di Draghi. Il leader democratico si muove in quella zona politica opposta a quella del centrodestra. Anzi di Salvini. Se il leader della Lega propone questo, lui rilancia puntando i piedi, chiedendo l’esclusione dal governo e facendo l’esatto opposto. Scontro continuo, che non sembra placarsi ma che anzi giorno dopo giorno cresce e si infittisce.

C’è poi la questione lavoro, che in realtà si focalizza praticamente solo sul reddito di cittadinanza. Misura introdotta dal M5S, che adesso nonostante la guida di Conte non sembra più in grado di ripetere i numeri del 2018. Durante quella tornata elettorale proprio questa issue aveva avuto il merito di far ottenere più voti di chiunque altro. Ecco però che ora proprio per questa debolezza nei numeri tutti fanno a gara per accaparrarsi una modifica o la sua abolizione. C’è chi si schiera contro, vedi ancora FdI, mentre c’è chi come Renzi o altri vuole modificarla, potenziarla, migliorarla e ovviamente prendersi poi il giusto merito.

Pochi temi, sempre ridondanti che però non fanno che accompagnare interviste e uscite pubbliche di ogni leader o rappresentante politico. Certo, ci sarebbe la questione Afghanistan ma difficile avere posizioni differenti da quelle di una condanna rispetto a quanto sta accadendo e alla figura dei talebani. Per questo meglio andare sull’usato garantito come direbbe qualcuno. Anche perché in fondo, considerato l’inquilino di Palazzo Chigi, nel prossimo futuro saranno pochi gli argomenti che interesseranno gli italiani. Il Coronavirus. Il lavoro. Le elezioni amministrative. Il Quirinale. E per quest’ultimo c’è ancora tempo per discutere.

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