Quando si studiano la figura e i poteri del Presidente della Repubblica una delle frasi che maggiormente resta in mente, e che quasi tutti i professori conoscono, riguarda una parte dell’abito con cui si è solito osservarlo in ogni uscita. “Non bisogna mai tirare la giacchetta del Presidente della Repubblica“. Un modo per spiegare in maniera rapida come non bisogna mai esagerare con certe figure istituzionali e, cosa più importante, che infastidirle non porta mai a nulla di buono. Anzi.

Nelle ultime settimane, visto anche l’inizio del semestre bianco, la figura di Mattarella viene citata esclusivamente quando si discute del suo successore al Quirinale, che in molti sperano possa essere lo stesso Presidente uscente. Così a qualcuno è venuto in mente che potrebbe essere l’occasione per far in modo che il modo di dire sopra citato venga utilizzato anche per un altro Presidente, che occupa al momento una poltrona a Palazzo Chigi.

Draghi è la novità della politica italiana, ma in molti non fanno che pensare a lui per il futuro piuttosto che per il presente. Se infatti fino al 2023 il ruolo di Presidente del Consiglio resterà suo, salvo incredibili ribaltoni durante la tornata per il Quirinale, in molti si domandano cosa accadrà dopo. Il governo di unità nazionale non può durare in eterno, nonostante l’augurio di alcuni, e per questo motivo l’utopica speranza di tirare Draghi verso il proprio partito non può che far gola a molti.

In particolare dalle parti del centrosinistra sembra si stia pensando a una sua possibile candidatura, soprattutto in ottica Dem visto il modo in cui le scelte del Presidente stanno mettendo il bastone tra le ruote al centrodestra (e a Salvini). Un collante per guadagnare consensi, visto il grande appoggio popolare che l’ex Bce attira su di sé, ma soprattutto per facilitare il lavoro a Letta. Dopo le amministrative le percentuali di voto saranno quelle che rappresenteranno i nuovi rapporti di forza nelle coalizioni, per questo se come sembra il M5S sembra destinato al fiasco il PD sarà costretto a raccogliere i pezzi e guidare la formazione giallorossa.

Ma come detto sopra, a questo punto vale il principio per cui non bisogna mai tirare la giacchetta neanche al Presidente del Consiglio. I motivi sono vari. Il primo è di tipo personale, nel senso che Draghi non sembra intenzionato ad appoggiare nessuno come ha sempre fatto fino a questo momento. Poi c’è il precedente di Mario Monti, che godeva di grande prestigio ai tempi di Palazzo Chigi ma che una volta terminato il proprio mandato è stato costretto a uscire malamente sconfitto nella tornata elettorale. Mai affidarsi alla Repubblica dei sondaggi.

C’è infine il fattore relativo ai partiti. Il PD sembra essere l’unico a poter spingere Draghi a schierarsi dalla propria parte, né Salvini né Meloni rinuncerebbero alla propria leadership e alla possibilità di entrare a Palazzo Chigi. Solo che Letta dovrà fare i conti con l’alleato Conte, che non può certo vedere di buon occhio l’uomo che lo ha sostituito e non gli ha permesso il tris da Presidente del Consiglio. Resta valida la possibilità di un altro governo di unità nazionale qualora le elezioni non dovessero regalare ancora un vincitore, anche se molto dipenderà dal sistema elettorale che si sceglierà di utilizzare. La certezza al momento però è il presente, per questo sia Mattarella che Draghi devono essere lasciati al proprio posto a lavorare. Senza che nessuno pensi neanche una volta di tirargli la giacchetta.

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